{"id":1119,"date":"2026-08-05T11:49:28","date_gmt":"2026-08-05T09:49:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.slow-venice.com\/?p=1119"},"modified":"2026-08-05T12:17:09","modified_gmt":"2026-08-05T10:17:09","slug":"oriol-vilanova-spanish-pavilion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-venice.com\/it\/2026\/08\/05\/oriol-vilanova-spanish-pavilion\/","title":{"rendered":"Los restos di Oriol Vilanova al padiglione spagnolo.\nQuel che rimane della nostra storia"},"content":{"rendered":"<p>Con \u201cLos restos\u201d, Oriol Vilanova riempie il Padiglione spagnolo di cartoline dimenticate: un\u2019esperienza immersiva che interroga la nostra consuetudine di guardare, scegliere e conservare le immagini nel tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1120\" src=\"https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026.jpeg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026.jpeg 1000w, https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.slow-venice.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Spagna-2026-800x600.jpeg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Migliaia di cartoline ricoprono le pareti del padiglione spagnolo, dal pavimento al soffitto. Sono cinquantamila, dicono all\u2019ingresso.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">La prima volta che sono entrata, mi sono sentita sopraffatta dal contrasto tra il vuoto delle grandi sale e l\u2019esorbitanza delle immagini. Ho avuto bisogno di un po\u2019 di tempo per riavermi da quello spaesamento e cominciare a distinguere onde pittoriche, create dai colori un po' vivaci e brillanti, dove prevale il blu del cielo o il bianco della neve; i tramonti sul mare sembravano fatti di pennellate di arancio e nero, come se Oriol Vilanova, l\u2019artista, usasse la cartolina come pigmento, come materiale da pittore.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Dopo un po\u2019, quella che a prima vista mi sembrava una marea inaffrontabile di immagini si \u00e8 fatta pi\u00f9 leggibile. Le cartoline sono disposte in verticale, anche quando andrebbero viste in orizzontale, secondo una griglia che lascia tra l\u2019una e l\u2019altra poco pi\u00f9 di un centimetro di spazio. Al centro, un piccolo magnete le tiene attaccate al supporto.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Muovendomi tra le sale, non sapevo se mi sentissi pi\u00f9 immersa in un mosaico antico o nei pixel di uno schermo contemporaneo.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Nelle riviste d\u2019arte, Vilanova viene definito un collezionista \u201ccompulsivo\u201d. Eppure \u00e8 anche un artista metodico che visita i mercatini con regolarit\u00e0. Il cuore del suo lavoro \u00e8 acquistare cartoline che provengono da cantine svuotate o da lotti invenduti; oggetti senza pi\u00f9 valore che gettiamo via e che lui rimette in circolo attraverso una serie di gesti ripetitivi: dalla scelta del pezzo, alla negoziazione, al pagamento.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Questo rituale si sovrappone ad altri che avevano accompagnato la produzione e la circolazione delle cartoline. Ognuna di quelle immagini era stata selezionata da un committente: l\u2019ufficio del turismo, il museo, l\u2019ente ecclesiastico. C\u2019era poi l\u2019occhio del fotografo a studiarne l\u2019angolo, la luce, l\u2019inquadratura.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Alla fase finale partecipavamo in tanti, seguendo una sorta di liturgia: ci fermavamo davanti agli espositori, sceglievamo l\u2019immagine pi\u00f9 adatta alla nonna, all\u2019amica; scrivevamo un saluto, compravamo un francobollo.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Che la cartolina mi evochi una consuetudine quasi scomparsa \u00e8 una reazione personale, che non coincide con l\u2019intento dell\u2019artista. Vilanova dichiara, infatti, di non seguire nessuna poetica della nostalgia n\u00e9 tanto meno di voler archiviare, documentare o preservare, ma di mettere in scena un rituale che riattiva le immagini.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">L\u2019apparentemente infinita quantit\u00e0 di immagini che mi circonda mi sembra a un tratto l\u2019eco del mondo digitale; anche se resa attraverso un mezzo analogico come la fotografia stampata, in sottofondo risuona l\u2019abitudine comune di scorrere le immagini: vere, false o artificiali ma onnipresenti.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Nonostante la dichiarata assenza di un sentimento nostalgico per la cartolina, per me \u00e8 inevitabile cercare ci\u00f2 che rappresenta. Scopro cos\u00ec che l\u2019artista le ha disposte non solo secondo i colori, ma anche per tema: teatri, montagne, altari, grattacieli, reperti archeologici, sovrani europei, fiori gialli, gatti. Mi sento come se fossi dentro un\u2019enciclopedia della storia umana dove le pagine sono tutte aperte simultaneamente e, a dispetto delle parole dell\u2019artista, sono pervasa dalla nostalgia, perch\u00e9 dentro questa grande storia c\u2019\u00e8 anche la mia. In ogni immagine c\u2019\u00e8 qualcosa che conosco, un posto che vorrei vedere, una sorpresa inaspettata. Ritrovo la mia voglia di viaggiare, i luoghi persi per sempre, i ricordi di una romantica estate al mare, il palazzo che avevo dimenticato. Ce n\u2019\u00e8 anche una con Andrea d\u2019Inghilterra e Sarah Ferguson. Chiss\u00e0 chi l\u2019aveva acquistata.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal translation-block\" dir=\"ltr\">\u00c8 un susseguirsi di emozioni che si ripresentano come piccoli fremiti della memoria e del desiderio.  <br>\nOggi \u00e8 molto pi\u00f9 facile e veloce: vedo, inquadro, clicco. E se non mi piace cancello. Per\u00f2 lo confesso: le immagini che ricevo dagli amici rimangono nel messaggio. Non ho pi\u00f9 una scatola dedicata alle cartoline.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal translation-block\" dir=\"ltr\">Vilanova racconta di aver acquistato la prima cartolina durante una gita scolastica. Nel corso di vent\u2019anni, ha raccolto duecentomila pezzi, una collezione di cui noi vediamo una parte e che lui chiama \u201cun romanzo perennemente in corso di scrittura\u201d.\nIl titolo dell\u2019installazione \u00e8 Los restos, quel che rimane, le spoglie. Non mi \u00e8 ancora chiaro se del nostro immaginario o della storia umana.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Tra tutte le sezioni tematiche, quella a cui continuo a tornare \u00e8 dedicata alle pitture rupestri. Trentamila anni fa e pi\u00f9, i nostri antenati con terre e minerali, con le mani, tubicini o tamponi di muschio dipingevano scene di caccia, lasciavano le loro impronte. I primi gesti del nostro bisogno di immagini. Los restos di un mondo che non si \u00e8 ancora fermato nel lasciare tracce di s\u00e9.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\" dir=\"ltr\">Come in una caverna, entro nel padiglione spagnolo e guardo quel che resta di noi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>With Los restos, Oriol Vilanova fills the Spanish Pavilion with forgotten postcards: an immersive experience that questions our habit of looking at, choosing, and preserving images over time. Thousands of postcards cover the walls of the Spanish pavilion, from floor to ceiling. Fifty thousand of them, they say at the entrance.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":1120,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"cybocfi_hide_featured_image":"yes","footnotes":""},"categories":[52,37,1],"tags":[32,60,58,33],"class_list":["post-1119","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contemporary-art","category-exhibitions","category-uncategorised","tag-biennale","tag-oriol-vilanova","tag-spanish-pavillion","tag-venice"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Biennale 2026: Los restos by Oriol Vilanova at the Spanish Pavilion. 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